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Storia e leggende

La Roma imperiale e le sue leggende: dal Colosseo al Trastevere

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La Roma imperiale e le sue leggende: dal Colosseo al Trastevere

A Roma, quasi ogni leggenda ha un indirizzo preciso. Sotto ogni piazza c'è un tempio, e sotto quasi ogni chiesa spuntano le fondamenta di qualcosa di molto più antico. Il Colosseo è ancora in piedi dopo quasi duemila anni, nel Foro si conserva il punto esatto dove fu cremato Giulio Cesare e, dall'altra parte del Tevere, il Trastevere mantiene vicoli che quasi non hanno cambiato tracciato dal Medioevo. Questo percorso lascia da parte l'elenco delle cose imperdibili e si concentra sulle storie: gli imperatori, i martiri e i fantasmi che spiegano perché Roma si racconta come si racconta.

Il Colosseo e il Foro: ciò che le pietre non raccontano

Il Colosseo, il cui vero nome è Anfiteatro Flavio, fu inaugurato nell'80 d.C. con cento giorni di giochi di fila. Ospitava circa 50.000 spettatori, che entravano con una tessera di ceramica numerata in base al rango sociale, qualcosa di simile al biglietto con posto assegnato di oggi. E il soprannome non viene dalle sue dimensioni: accanto si ergeva il Colosso di Nerone, una statua di bronzo di oltre trenta metri che finì per dare il nome a tutto l'edificio. Sotto l'arena si vede ancora l'ipogeo, la rete di gallerie e montacarichi dove aspettavano gladiatori e belve prima di entrare in scena.

A pochi metri inizia il Foro Romano, la spianata dove batteva la politica della Repubblica. Lungo la Via Sacra sfilavano i generali nei loro trionfi, passando sotto l'Arco di Tito, che mostra ancora a rilievo il saccheggio del tempio di Gerusalemme del 70 d.C. Proprio sopra si erge il colle Palatino, dove vissero Augusto e i suoi successori in residenze così fastose che da lì viene, letteralmente, la parola palazzo. È facile passare oltre senza capire cosa fu ogni pietra, ed è per questo che molti iniziano il viaggio con un free tour del centro di Roma: una guida locale dà un nome e una data a rovine che, da sole, non raccontano quasi nulla.

La lupa, Romolo e Remo: la leggenda della fondazione

La versione che Roma racconta di sé inizia con due neonati abbandonati in una cesta sul Tevere. Secondo il mito, una lupa li raccolse e li allattò nella grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino, finché un pastore non li allevò. Uno di loro, Romolo, tracciò con un aratro il confine sacro della città il 21 aprile del 753 a.C., la data che i romani presero sempre come loro compleanno. Quando suo fratello Remo varcò quella linea per prenderlo in giro, Romolo lo uccise. La città nasceva, fin dall'inizio, segnata da un fratricidio.

La lupa capitolina, la statua di bronzo che riassume quella storia, si conserva oggi nei Musei Capitolini, sul colle che Michelangelo riordinò secoli dopo. E la grotta non è solo letteratura: nel 2007 un'équipe di archeologi individuò sotto il Palatino una cavità decorata con mosaici che molti identificarono con quel Lupercale. Reale o inventata, la lupa è ancora il simbolo che vedrai ripetuto su fontane, stemmi e magliette in tutta la città.

Le Idi di marzo: dove cadde davvero Giulio Cesare

Uno dei più grandi malintesi di Roma è credere che Giulio Cesare sia stato ucciso nel Senato in Campidoglio. In realtà cadde nella Curia di Pompeo, una sala annessa a un teatro i cui resti si vedono oggi a Largo di Torre Argentina, una piazza incassata sotto il livello della strada e abitata da decine di gatti. Lì, il 15 marzo del 44 a.C., un gruppo di senatori gli inferse ventitré pugnalate. La piazza ha aperto passerelle per i visitatori nel 2023, così ora puoi affacciarti al punto quasi esatto del cesaricidio.

Il suo corpo non rimase lì. Lo trasferirono al Foro e lo cremarono su una pira improvvisata, nel punto dove più tardi si eresse il Tempio del Divo Giulio e dove ancora oggi c'è chi lascia fiori. Duemila anni dopo, quell'angolo discreto del Foro segna ancora il punto in cui il potere di Roma cambiò mani per sempre.

Martiri, boia e fantasmi: la Roma più oscura

Non tutta la memoria di Roma è gloriosa. A Campo de' Fiori, oggi un mercato chiassoso di frutta e fiori, una statua incappucciata di bronzo ricorda Giordano Bruno, il filosofo che l'Inquisizione arse vivo in quella stessa piazza nel 1600 per aver difeso, tra le altre cose, che l'universo fosse infinito. Poco distante, nel portico della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, c'è la Bocca della Verità: un vecchio coperchio di marmo a forma di volto che, secondo la leggenda medievale, morde la mano di chi mente mettendola nella sua bocca.

Lo scenario più sinistro è Castel Sant'Angelo, che iniziò come mausoleo dell'imperatore Adriano e finì per diventare fortezza e prigione dei papi. Il suo nome viene da un'apparizione: nel 590, durante una peste, papa Gregorio Magno avrebbe visto l'arcangelo Michele rinfoderare la spada sopra l'edificio come segno della fine dell'epidemia. Dal castello, un corridoio sopraelevato chiamato Passetto di Borgo permetteva ai papi di fuggire fino al Vaticano in caso di assalto, come accadde nel sacco del 1527. E sul ponte d'accesso si racconta ancora che, a ogni anniversario della sua esecuzione nel 1599, appaia Beatrice Cenci, la giovane decapitata per aver partecipato all'omicidio del padre.

Attraversare il Tevere: il Trastevere che non cambia

Trastevere significa, semplicemente, al di là del Tevere. Fu per secoli il quartiere dei lavoratori, degli artigiani e degli immigrati, e conserva ancora quel carattere nelle sue vie strette di sampietrini, quei ciottoli neri e quadrati, con i panni stesi tra i balconi e l'edera che si mangia le facciate. Nel suo cuore c'è la basilica di Santa Maria in Trastevere, una delle chiese più antiche della città, con una facciata coperta di mosaici dorati che al tramonto sembrano accendersi da soli.

Per arrivare fin qui puoi passare dall'Isola Tiberina, il piccolo isolotto in mezzo al fiume unito alla riva dal Ponte Fabricio, il ponte romano più antico ancora in uso, in piedi dal 62 a.C. Al calar della notte il quartiere cambia pelle e si riempie di lanterne e di gente seduta sui gradini delle piazze, ma la sua trama di vicoli non è quasi cambiata in secoli. Qui, più che in qualsiasi monumento, si capisce che Roma non ha mai smesso del tutto di essere un paese.

Il filo che unisce le leggende di Roma

Ciò che rende speciale questa Roma non è ogni monumento preso a sé, ma il filo che li lega: la lupa del Palatino, i senatori di Largo di Torre Argentina, il rogo di Giordano Bruno e i fantasmi di Castel Sant'Angelo fanno parte di un unico racconto lungo duemila anni. Quasi nessuna di queste storie è scritta su un cartello, ed è per questo che è così difficile ricostruirle da soli a partire dalle pietre.

È qui che un free tour delle leggende di Roma cambia l'esperienza: una guida locale collega la fondazione mitica, le Idi di marzo e le apparizioni del centro storico in un'unica passeggiata, e ti lascia le chiavi per guardare ogni piazza con altri occhi. Alla fine si lascia alla guida un contributo volontario, di solito 15-20 € a persona, in base a quanto ti ha dato il percorso, ed è un buon modo per mettere in ordine tanti secoli di miti prima di tornare agli angoli che ti hanno incuriosito di più.

Domande frequenti

Perché il Colosseo si chiama così se non è per le sue dimensioni?
Il suo nome ufficiale è Anfiteatro Flavio, dalla dinastia che lo costruì e lo inaugurò nell'80 d.C. Il soprannome di Colosseo arrivò dopo e viene dal Colosso di Nerone, una statua di bronzo di oltre trenta metri che si ergeva proprio accanto. Col tempo, il nome di quella figura colossale finì per passare all'anfiteatro che aveva di fronte.
È vero che Giulio Cesare fu ucciso nel Senato in Campidoglio?
No. Quel giorno il Senato si riuniva nella Curia di Pompeo, accanto al Teatro di Pompeo, i cui resti sono oggi a Largo di Torre Argentina. L'immagine del Campidoglio e delle scalinate viene soprattutto da quadri e film successivi, non da ciò che accadde il 15 marzo del 44 a.C.
Dove si può vedere la lupa capitolina di Romolo e Remo?
La statua di bronzo della lupa che allatta i gemelli si conserva nei Musei Capitolini, sul colle del Campidoglio che Michelangelo riordinò secoli dopo. La leggenda colloca la scena nella grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino, dove nel 2007 un'équipe di archeologi individuò una cavità decorata con mosaici che molti identificarono con quel luogo.
Quale leggenda di fantasmi circonda Castel Sant'Angelo?
La più nota è quella di Beatrice Cenci, la giovane decapitata nel 1599 per aver partecipato all'omicidio del padre, che si dice appaia sul ponte d'accesso a ogni anniversario della sua esecuzione. Lo stesso nome del castello nasce da un'altra apparizione: quella dell'arcangelo Michele che rinfodera la spada sopra l'edificio nel 590, che papa Gregorio Magno interpretò come la fine di una peste.